Made in Italy e la filiera italiana

December 23, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: agricoltura 

Made in Italy e la filiera italiana

Il progetto per una filiera agricola tutta italiana è stato illustrato dal presidente della Coldiretti Sergio Marini al segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani accompagnato da Enrico Letta, da Enzo Lavarra, e Luca Marcora, nella sede della principale organizzazione degli imprenditori agricoli italiani.

Le difficoltà del settore agricolo sono principalmente causate – ha affermato Marini – dal basso potere contrattuale delle imprese nei confronti degli altri attori della filiera agroalimentare che scaricano le proprie inefficienze sugli agricoltori. Siamo impegnati a reagire a questa situazione – ha continuato Marini – con il nostro progetto per una “filiera agricola tutta italiana” che si fonda sui tre pilastri della distintività della produzione agricola Made in Italy, della riconoscibilità dell’offerta firmata dagli agricoltori e dell’organizzazione dei soggetti che partecipano al progetto: cooperative, consorzi agrari, farmers market, agriturismi e imprese agricole.


L’obiettivo – ha precisato il presidente della Coldiretti – è di sostenere il reddito degli agricoltori eliminando le distorsioni e tagliando le intermediazioni con l’offerta attraverso una rete commerciale di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

“La centralità dell’agricoltura nella sua integrazione di filiera” è stata sottolineata dal segretario del partito Democratico Pier Luigi Bersani che ha evidenziato “la necessità di uscire da una visione, qualche volta presente anche nel centro sinistra, che relega l’agricoltura ad un ruolo residuale e di riconoscere invece la modernità e l’attualità del settore a vantaggio dell’intera società”. Bersani ha espresso “la volontà di creare momenti di approfondimento e riflessione comuni con la Coldiretti a partire dal Forum agroalimentare del Partito Democratico per l’elaborazione di un progetto per l’agricoltura italiana”.

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Miele made in Italy

December 21, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: agricoltura 

Miele made in Italy: stanziati oltre 700 mila euro per la produzione di miele

Aperti due bandi indirizzati ai produttori. Le domande vanno presentate a febbraio e a marzo

La Regione Emilia-Romagna ha stanziato oltre 700 mila euro per i produttori di miele. Le risorse sono messe a disposizione attraverso due bandi. Un bando concede contributi contributi ai laboratori di smielatura e le domande vanno presentate entro il 15 marzo.
L´altro mette a disposizione finanziamenti per gli apicoltori e contro la varroasi. Il termine per la presentazione delle domande è il 22 febbraio.
Nella notizia si trova i commento dell´assessore regionale all´agricoltura Tiberio Rabboni.

Oltre 700 mila euro per i produttori di miele dell’Emilia-Romagna. Per qualificare un settore strategico, anche dal punto di vista ambientale, che dopo la sospensione dei neonicotinoidi, prodotti chimici per il trattamento delle sementi, ha visto nel 2009 una ripresa della produzione.

Le risorse sono messe a disposizione da due bandi regionali in scadenza il 22 febbraio e il 15 marzo 2010. Sono in particolare 240 mila euro i finanziamenti previsti per la concessione di contributi ai laboratori di smielatura per l’acquisto di macchine ed attrezzature, compresi i programmi informatici, per la lavorazione e il confezionamento del miele.


In questo caso le domande (Bollettino ufficiale n. 213 del 15/12/09) vanno presentate alle amministrazioni competenti per territorio (Province, Comunità Montana, Unioni di Comuni o Nuovo Circondario imolese) entro il 15 marzo.

Le restanti risorse, pari a 470 mila euro, sono invece quelle messe a disposizione per l’assistenza tecnica e la formazione degli apicoltori, la ricerca e la lotta alla varroasi. Il termine per la presentazione delle domande è entro il 22 febbraio (Bur n. 197 del 24/11/09).

Il commento dell’assessore regionale Tiberio Rabboni
“L´apicoltura – ha dichiarato l´assessore all´agricoltura Rabboni – svolge un ruolo particolarmente significativo sul piano produttivo ed ambientale. Solo per l´impollinazione delle piante da frutto, l´Osservatorio nazionale sulla produzione e sul mercato del miele stima che il ´lavoro gratuito´ delle api produca un valore di oltre 2,5 miliardi di euro.

Grazie alla sospensione dei prodotti chimici – i cosiddetti neonicotinoidi – per il trattamento delle sementi, fortemente voluta dalla Regione, si è registrato, nel 2009, un consistente aumento della produzione e una ripersa del numero di alveari che erano stati falcidiati dal fenomeno dello ´spopolamento´.
Siamo impegnati ad ottenere la definitiva messa al bando, nei periodi che coincidono con la piena attività delle api, di questi prodotti. Grazie alle risorse stanziate dalla Regione gli apicoltori possono quindi contare, in attesa del rifinanziamento del Regolamento comunitario 1234/2007 per il triennio 2011-2013, su una ulteriore possibilità per lo sviluppo del comparto”.


In Emilia-Romagna operano circa 10mila mila apicoltori, circa 800 dei quali professionali. In regione hanno la propria sede l’ex Istituto nazionale di apicoltura di Bologna oggi Cra–Api, l’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele di Castel San Pietro terme, il Conapi, Consorzio di apicoltori e produttori biologici. L’Emilia-Romagna si caratterizza anche per la presenza dei migliori selezionatori e allevatori di api regine del mondo.

 

 

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Prezzi al consumo degli alimentari Made in Italy

December 16, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: agricoltura 

Prezzi al consumo degli alimentari Made in Italy

I prezzi al consumo dei prodotti alimentari non hanno avuto variazioni tra ottobre e novembre, in linea con l’indice generale. Nel corso degli ultimi 12 mesi sono aumentati dello 0,5% (a fronte di un’inflazione cresciuta però dello 0,7%). Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati sull’andamento inflattivo diffusi oggi dall’Istat.

Confagricoltura sottolinea, in particolare, come siano in calo i prezzi al consumo della frutta (-0,8% è la variazione congiunturale e – 0,6% quella tendenziale) e di olio e grassi (-0,1% la variazione congiunturale e ben -3,4% quella tendenziale); in aumento invece il prezzo di pane e cereali (+0,1% sia come variazione tendenziale e congiunturale); è cresciuto, a novembre su ottobre, il prezzo di latte, formaggi e uova (+0,1%), ma nel corso dell’anno è sceso dello 0,6%.

“Il dato è positivo per i consumatori – commenta Confagricoltura – ma è dovuto ad un vero e proprio crollo delle quotazioni all’origine”.

Confagricoltura evidenzia infatti – in base alle rilevazioni Ismea – la diminuzione dei ricavi delle aziende agricole, con i prezzi all’origine che, a novembre 2009, sono diminuiti del 5,2% rispetto a novembre 2008.


Analizzando la situazione dei vari comparti produttivi emergono significative variazioni tendenziali nell’anno, a partire dal vino con una diminuzione nell’anno del 16%; – 10,6% i prezzi dei cereali, -8,4% dell’olio di oliva, – 15% di frutta fresca e secca, -5% per i lattiero caseari, – 7,9% dei suini e -14% degli avicoli.

L’agricoltura archivia così un’annata particolarmente difficile. Domani 17 dicembre alle ore 12 (a Roma, nella sede di Palazzo Della Valle) il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni incontrerà la stampa.

 

 

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Natale: acquisti Made in Italy per 3 italiani su 4

November 23, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Contraffazioni 

 

Natale: acquisti Made in Italy per 3 italiani su 4

Coldiretti, ecco i prodotti della tavola a rischio falsificazione

Tre italiani su quattro (75 per cento) per Natale pensano di acquistare prodotti Made in Italy evidenziando un atteggiamento “patriottico” di molto superiore a quello degli altri Paesi europei dove in media solo il 59 per cento dei cittadini metterà sotto l’albero prodotti del proprio Paese. E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base dell’indagine “Xmas Survey 2009” di Deloitte, in occasione dell’incontro su “Il vero Made in Italy fa crescere le imprese e il paese” con la partecipazione del Ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi e del presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà. in occasione della conversione in legge del cosiddetto “Decreto Ronchi” con la nuova norma su cosa si intende per “prodotto interamente italiano” e la definizione di sanzioni a carico dei falsari.

L’atteggiamento positivo dei consumatori italiani verso il Made in Italy, in occasione delle spese natalizie, è rafforzato – sottolinea la Coldiretti – dall’attenzione verso il rispetto delle norme sociali e ambientali che viene garantito dalla produzione nazionale.


Secondo l’indagine – precisa la Coldiretti – ben l’86 per cento degli italiani non comprerebbe prodotti ottenuti con il lavoro minorile mentre l’82 per cento evita di acquistare prodotti che favoriscono l’emissione di gas ad effetto serra che hanno un impatto sul pianeta, come quelli alimentari importati in Italia da paesi extracomunitari attraverso lunghi trasporti con mezzi inquinanti.

L’attenzione ai prodotti della tradizione italiani è confermata anche dal fatto che le previsioni per cenoni, pranzi e omaggi alimentari delle vacanze di Natale sono – ritiene la Coldiretti – incoraggianti con quasi due italiani su tre (65 per cento) che spenderanno la stessa cifra dello scorso anno ma anche un 16 per cento che prevede di spendere di piu’ mentre un 19 per cento conterrà gli acquisti.

La domanda di prodotti alimentari Made in Italy si scontra però – denuncia il presidente della Coldiretti Sergio Marini – con il fatto che solo un prodotto su tre di quelli venduti nella grande distribuzione italiana è realizzato con prodotti agricoli italiani, ma nessuno lo sa. E’ per questo che Coldiretti si è impegnata nella realizzazione una filiera agricola tutta italiana, un grande sistema agroalimentare, che premi i produttori e offra ai consumatori prodotti di qualità e a un prezzo giusto. Secondo il presidente della Coldiretti, “per ogni prodotto agricolo realizzato nei campi o negli allevamenti situati in Italia, si sviluppa un Made in Italy alimentare cinque volte più grande tra contraffazioni e imitazioni. A fronte di 20 miliardi di export Made in Italy nel mondo, ci sono altri 60 miliardi generati da prodotti che non hanno mai visto il nostro Paese.

In Italia, gli inganni del finto Made in Italy – prosegue la Coldiretti – riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta che è ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all’insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere mentre si importano 100 milioni di chili di pomodoro concentrato che rappresentano il 15 per cento della produzione nazionale di quello fresco. Secondo l’indagine Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (97 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale , ma in Italia la metà della spesa è ancora anonima. Il pressing della Coldiretti ha portato all’obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza per l’ortofrutta fresca, le uova, il miele, il latte fresco, il pollo, la passata di pomodoro e dal primo di luglio è arrivato anche l’obbligo di indicare l’origine delle olive impiegate nell’extravergine, ma molto resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa – continua la Coldiretti – l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine che sono però oggetto di un decreto del Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia in corso di verifica da parte dell’Unione Europea la quale invece lascia libera circolazione al formaggio parmezan rumeno, all’olio Romulo spagnolo, alla fontina svedese, alla palenta montenegrina, al cambozola tedesco e al barbera bianco romeno.

La mancanza di chiarezza sul vero Made in Italy a livello nazionale e comunitario ha favorito la proliferazione dei prodotti alimentari taroccati all’estero dove – precisa la Coldiretti – le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili. E’ il caso – spiega la Coldiretti – dei formaggi tipici dove il Parmesan è la punta dell’iceberg diffuso in tutto il mondo, dagli Usa all’Australia, ma ci sono anche il Romano, l’Asiago e il Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche i l Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, salame toscano, asiago e pomodori San Marzano “spacciati” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada.

I Paesi dove sono piu’ diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove – denuncia la Coldiretti – appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. “Siamo di fronte a un inganno globale per i consumatori – conclude il presidente della Coldiretti Sergio Marini – che causa danni economici e di immagine alla produzione italiana e che sul piano internazionale va combattuto cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto ma è anche necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari.

L’ETICHETTA CON L’ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI

Cibi con l’indicazione di provenienza
E quelli senza

Carne di pollo e derivati
Pasta

Carne bovina
Carne di maiale e salumi

Frutta e verdura fresche
Carne di coniglio

Uova
Frutta e verdura trasformata

Miele
Derivati del pomodoro diversi da passata

Passata di pomodoro
Latte a lunga conservazione

Latte fresco
Formaggi non dop

Pesce
Derivati dei cereali (pane, pasta)

Extravergine di oliva
Carne di pecora e agnello

Fonte: Elaborazioni

IL “FALSO” MADE IN ITALY SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI

DUE PROSCIUTTI SU TRE VENDUTI COME ITALIANI MA PROVENIENTI DA MAIALI ALLEVATI ALL’ESTERO;
TRE CARTONI DI LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE SU QUATTRO CHE SONO STRANIERI SENZA INDICAZIONE IN ETICHETTA;
OLTRE UN TERZO DELLA PASTA CHE È OTTENUTA DA GRANO CHE NON È STATO COLTIVATO IN ITALIA;
LA METÀ DELLE MOZZARELLE NON A DENOMINAZIONE DI ORIGINE CHE SONO FATTE CON LATTE O ADDIRITTURA CAGLIATE STRANIERE.

Fonte: Elaborazioni Coldiretti


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