Archivio mensile:dicembre 2009

Made in Italy: marchio tutela

Come si riconosce un prodotto made in italy da uno parzialmente realizzato in Italia? Dal 15 agosto scorso è sta istituita una legge che dice che questi ultimi prodotti non possono fregiarsi del marchio made in Italy. Questo vale anche per prodotti in minima parte non prodotti nella nostra penisola, provenienti dall’estero

Ricapitolando quindi partire dal 15 agosto scorso, la nuova legge sullo sviluppo economico stabilisce che non potranno fregiarsi del marchio “Made in Italy” quei prodotti realizzati anche solo in minima parte all’estero.

Tanto vale anche per i prodotti alimentari italiani tanto amati in tutto il globo da essere oggetto di imitazioni con nomi improbabili: il “parmigianino”, la “mozzarina”, il “pardano” solo per citarne alcuni.

È evidente (e forse un po’ ci lusinga!) che il prodotto diventa oggetto di imitazione quando è ambito, desiderato e quindi tutti lo vorrebbero. Esattamente ciò che accade per i prodotti alimentari nostrani, complice ne è anche la riscoperta della dieta mediterranea alla quale sono riconosciute proprietà benefiche per la salute in virtù della varietà, completezza e qualità. Se si entra nello specifico della cucina italiana salta all’occhio la varietà di modi con cui i nostri cibi vengono preparati da regione a regione, a volte anche da paese a paese nell’ambito della stessa regione! Vantiamo secoli di esperienza e sperimentazione in tutti i settori dell’arte culinaria, ne abbiamo fatto la nostra competenza distintiva in tutto il mondo, pertanto è giusto difenderla e divulgarla nel modo giusto.


In qualità di azienda che ha contatti commerciali con l’estero, siamo a favore della globalizzazione ma intesa come rispetto e scoperta delle diversità. È giusto che l’olio di oliva giunga sulle tavole di tutti coloro che ne apprezzino il gusto e le qualità benefiche, ma ancor più giusto è che sia di origine controllata e di provenienza certa altrimenti potremmo essere davvero certi dei benefici tanto decantati?
Anche in Italia, finalmente, possiamo assaggiare cibi e cucine tipiche di paesi stranieri, ma non cerchiamo di imitarli su larga scala. Al massimo qualche piccolo ristorante cerca di spacciare un “sushi” nostrano, ma in fin dei conti dalle nostre parti in Puglia (specie nel barese) il pesce crudo è di casa!

D’altro canto, però, ci domandiamo come mai si è giunti all’imitazione di prodotti alimentari? Se prendiamo ad esempio il caso di abbigliamento ed accessori moda di grandi firme, altro settore altamente contraffatto, si può ipotizzare che la causa sia l’alto costo degli stessi che quindi non li rende accessibili a tutti. Le ragioni sono diverse e a mio avviso in alcuni casi anche giustificati. Ma se parliamo di prodotti alimentari di largo consumo ( e quindi non parlo di prodotti tipo l’aceto balsamico di Modena invecchiato in botti di rovere a produzione limitata) probabilmente arriva sulle tavole dei consumatori stranieri a prezzi non proprio contenuti. Forse limitando i costi di produzione e magari abbassando i dazi doganali laddove presenti, possa essere un incentivo ad acquistare prodotti tipici originali e diminuire il rischio di imitazioni o addirittura contraffazione degli stessi.

Sono ipotesi superficiali che però possono farci riflettere. Inoltre vorremmo ricordare che la maggior parte dei produttori italiani conduce imprese di piccole dimensioni che, come la nostra, operano, sul mercato interno e non, in assoluta solitudine.


Filiera agroalimentare: salvaguardare il cibo italiano

Un’importante iniziativa per salvaguardare i prodotti alimentari italiani. L’incontro fra i vertici della Coldiretti e Bersani va proprio in questa direzione. Lo studio di una filiera tutta italiana che valorizzi i prodotti tipici regionali è indispensabile per far vivere tutto il comparto agricolo italiano.

Il progetto per una filiera agricola tutta italiana è stato illustrato dal presidente della Coldiretti Sergio Marini al segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani accompagnato da Enrico Letta, da Enzo Lavarra, e Luca Marcora, nella sede della principale organizzazione degli imprenditori agricoli italiani.

Le difficoltà del settore agricolo sono principalmente causate – ha affermato Marini – dal basso potere contrattuale delle imprese nei confronti degli altri attori della filiera agroalimentare che scaricano le proprie inefficienze sugli agricoltori. Siamo impegnati a reagire a questa situazione – ha continuato Marini – con il nostro progetto per una “filiera agricola tutta italiana” che si fonda sui tre pilastri della distintività della produzione agricola Made in Italy, della riconoscibilità dell’offerta firmata dagli agricoltori e dell’organizzazione dei soggetti che partecipano al progetto: cooperative, consorzi agrari, farmers market, agriturismi e imprese agricole.


L’obiettivo – ha precisato il presidente della Coldiretti – è di sostenere il reddito degli agricoltori eliminando le distorsioni e tagliando le intermediazioni con l’offerta attraverso una rete commerciale di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

“La centralità dell’agricoltura nella sua integrazione di filiera” è stata sottolineata dal segretario del partito Democratico Pier Luigi Bersani che ha evidenziato “la necessità di uscire da una visione, qualche volta presente anche nel centro sinistra, che relega l’agricoltura ad un ruolo residuale e di riconoscere invece la modernità e l’attualità del settore a vantaggio dell’intera società”. Bersani ha espresso “la volontà di creare momenti di approfondimento e riflessione comuni con la Coldiretti a partire dal Forum agroalimentare del Partito Democratico per l’elaborazione di un progetto per l’agricoltura italiana”.


Centrale latte: il prezzo non va

Continua il presidio degli allevatori davanti alle grandi centrali del latte. Il latte made in Italy ha un prezzo troppo basso per permettere la sopravvivenda del settore caseario. Gli allevatori chiedono un prezzo equo per il loro prodotto.

Un albero di Natale piantato davanti ai principali stabilimenti di lavorazione della Galbani e della Parmalat, per chiedere il “regalo” dovuto di un giusto prezzo del latte per gli allevatori e per i consumatori che devono poter riconoscere attraverso l’etichetta la produzione veramente Made in Italy. E’ questa la clamorosa protesta degli allevatori della Coldiretti che sono mobilitati durante le festività di Natale per salvare le 43mila stalle italiane dal rischio di chiusura per il prezzo alla stalla offerto dagli industriali ben al di sotto dei costi di produzione.

Davanti allo stabilimento della Galbani di Corteolona in provincia di Pavia e a quello della Parmalat di Collecchio, in provincia di Parma sono stati piantati alberi allestiti con tutte le varietà di prodotti trasformati delle note aziende con la scritta “Cara industria, addio fiducia delle mamme italiane senza latte delle nostre stalle.


Il vero latte italiano lo devi pagare in modo giusto. Firmato Coldiretti” La speranza – sostiene la Coldiretti – è che in questi giorni di riflessione maturi anche nella classe dirigente dell’industria lattiero-casearia la consapevolezza della necessità di salvaguardare e valorizzare il vero latte italiano ed i veri prodotti lattiero-caseari Made in Italy rendendoli riconoscibili in etichetta anche per dare più trasparenza e sicurezza ai consumatori italiani.

Le mucche italiane – sostiene la Coldiretti – sono sottopagate per il latte ad un prezzo inferiore del 30 per cento rispetto al 1996: il latte fresco viene pagato in media dai consumatori 1,35 euro al litro con un ricarico di quattro volte e mezzo (+350 per cento) rispetto ai 30 centesimi riconosciuti in media alla stalla. Si tratta di valori che non coprono i costi di produzione e stanno mettendo a rischio stalle, mucche e lavoro che hanno garantito all’Italia fino ad ora il primato mondiale nella produzione formaggi tipici con il record di 35 riconoscimenti a livello comunitario.

In pericolo – sottolinea la Coldiretti – ci sono 43 mila stalle con quasi 2 milioni di mucche e circa 200 mila occupati che producono un valore di oltre 22 miliardi di euro che rappresenta la voce più importante dell’agroalimentare italiano. Se le difficoltà sui prezzi sono diffuse in tutta Europa, l’Italia è però – precisa la Coldiretti – l’unico paese produttore comunitario in cui il crollo dei prezzi riconosciuti agli allevatori si è verificato nonostante una sostanziale tenuta dei consumi e l’insufficiente produzione nazionale che arriva a coprire appena il 60 per cento del fabbisogno.

Nell’ultimo anno – denuncia la Coldiretti – sono arrivati in Italia dall’estero ben 1,3 miliardi di litri di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 130 milioni di chili di polvere di latte di cui circa 15 milioni di chili di caseina utilizzati in latticini e formaggi. Il risultato – continua la Coldiretti – è che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri e la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. Se si vuole aiutare il settore servono intanto – sostiene Coldiretti – misure di intervento strutturali per la trasparenza come quelle previste dal Decreto, in corso di verifica in sede Ue, che prevede l’obbligo di indicare la provenienza di latte e derivati in etichetta, ma anche il divieto di utilizzare polveri e caseinati in sostituzione del latte per la produzione dei formaggi.

Stiamo reagendo – conclude la Coldiretti – a quelli che rappresentano i due furti ai quali è sottoposta giornalmente l’agricoltura che subisce da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come Italiano, e dall’altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli a causa di uno strapotere contrattuale da parte dei nuovi forti della filiera agroalimentare.


Made in Italy e la filiera italiana

Made in Italy e la filiera italiana

Il progetto per una filiera agricola tutta italiana è stato illustrato dal presidente della Coldiretti Sergio Marini al segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani accompagnato da Enrico Letta, da Enzo Lavarra, e Luca Marcora, nella sede della principale organizzazione degli imprenditori agricoli italiani.

Le difficoltà del settore agricolo sono principalmente causate – ha affermato Marini – dal basso potere contrattuale delle imprese nei confronti degli altri attori della filiera agroalimentare che scaricano le proprie inefficienze sugli agricoltori. Siamo impegnati a reagire a questa situazione – ha continuato Marini – con il nostro progetto per una “filiera agricola tutta italiana” che si fonda sui tre pilastri della distintività della produzione agricola Made in Italy, della riconoscibilità dell’offerta firmata dagli agricoltori e dell’organizzazione dei soggetti che partecipano al progetto: cooperative, consorzi agrari, farmers market, agriturismi e imprese agricole.


L’obiettivo – ha precisato il presidente della Coldiretti – è di sostenere il reddito degli agricoltori eliminando le distorsioni e tagliando le intermediazioni con l’offerta attraverso una rete commerciale di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

“La centralità dell’agricoltura nella sua integrazione di filiera” è stata sottolineata dal segretario del partito Democratico Pier Luigi Bersani che ha evidenziato “la necessità di uscire da una visione, qualche volta presente anche nel centro sinistra, che relega l’agricoltura ad un ruolo residuale e di riconoscere invece la modernità e l’attualità del settore a vantaggio dell’intera società”. Bersani ha espresso “la volontà di creare momenti di approfondimento e riflessione comuni con la Coldiretti a partire dal Forum agroalimentare del Partito Democratico per l’elaborazione di un progetto per l’agricoltura italiana”.

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