Coldiretti alla guerra del prosciutto

Coldiretti: “Prosciutti ottenuti da maiali stranieri vengono venduti a molti consumatori convinti di acquistare un prodotto italiano“. Fida: “Statististiche usate in modo spregiudicato per conquistare spazi di mercato a danno della distribuzione”.

Non si ferma l’offensiva di Coldiretti contro il mondo del commercio, con particolare riferimento alla “questione” dei prosciutti. “Se le statistiche ufficiali – ha detto il presidenti di Coldiretti Sergio Marini – dicono che solo il 32% dei prosciutti offerti in Italia proviene da maiali italiani, mentre la Fida Confcommercio afferma che oltre il 90% per cento dei prosciutti venduti sono dichiarati italiani, significa che oltre la metà (58% 90 meno 32) dei prosciutti nei negozi e nei supermercati vengono spacciati per italiani senza esserlo, all’insaputa dei consumatori”.

Anche in questo caso la puntuale replica della Fida non si è fatta attendere: “Ormai è noto – ha commentato il presidente Dino Abbascià – l’uso spregiudicato e strumentale che la Coldiretti fa dei numeri e delle statistiche per conquistare in modo improprio e attraverso una concorrenza sleale spazi di mercato a danno della distribuzione”. “Si va dal bluff, già smascherato recentemente anche dal Sole 24 Ore, dei prezzi più bassi che sarebbero praticati nei farmers’ market, alle accuse del tutto prive di fondamento che vedrebbero la Gdo imporre agli agricoltori accordi capestro”. “Se si è, dunque, arrivati alla guerra del prosciutto – ha osservato Abbascià – vuol dire che la Coldiretti è davvero arrivata ‘all’osso”. “Ma una precisazione è d’obbligo – ha concluso Abbascià – anche per sgombrare il campo da equivoci: nei circa 60.000 negozi alimentari aderenti alla Fida-Confcommercio le quote di mercato dei prosciutti venduti sono così suddivise: prosciutto Parma 61,25%, prosciutti regionali dop (S. Daniele, toscano, ecc) 16,55%, prosciutti nostrani 12,80%, prosciutti esteri 9,40%”.


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